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05/12/2010 20.35.55 - Articolo letto 11372 volte

IO SONO COME TE ... LA OMOSESSUALITA’ NON MI RENDE MALATO

Coppia di omosessuali Coppia di omosessuali
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A cura di Francesco Ambrosecchia
di FRANCESCO AMBROSECCHIA
Matera Sono ormai 36 anni che l’omosessualità non compare più come patologia nel DSM, Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, lo strumento di classificazione dei disturbi mentali utilizzato da psichiatri e psicologi. Dalla quarta edizione del manuale, uscita nel ’74, è stata introdotta la categoria dei Disturbi dell'Identità di Genere, che include il ''malessere persistente riguardante il proprio sesso assegnato''. E questo però non riguarda solo gli omosessuali ma chiunque, avverta questo disagio.  Nel 2010, però, c’è ancora qualche esponente del mondo scientifico che ritiene l’omosessualità una malattia e propone una cura, come il dott. Joseph Nicolosi,  psicologo clinico presidente della NARTH, “Associazione Nazionale per la Ricerca e Terapia dell’Omosessualità”. Quindi ancora una volta si parla e si parlerà di “cura” per l'omosessualità e di “cliniche” per disintossicarsi che promettono terapie di conversione. Ma fortunatamente oggi alcuni psicologi, contrari a questo “rimedio”,  dichiarano a tal proposito che tali terapie sviluppano tutta una serie di sintomi negativi. Quello che può verificarsi, in concreto, è che i gay temano il giudizio degli altri, portando all’autoesclusione sociale. Se si evita di sviluppare una auto-accettazione si va incontro a un pesante abbassamento della qualità della vita, che può portare alla depressione. Nella sostanza, la maggior parte delle terapie, hanno come effetto di uscirne più depressi di quando si è cominciato.  Ci sono diverse testimonianze di omosessuali, che “spontaneamente”  indotti dal contesto sociale o da quello familiare si sono sottoposti a cure “riparative” o si sono affidati a veri e propri “santoni” di miracoli o di presunte guarigioni. Le regole di queste cure sono propriamente dei divieti, non tanto diverse dalle norme di un regime! Inoltre durante i programmi di “recupero” come gli stessi guaritori definiscono, sono previste delle vere e proprie ispezioni nel corso della quale vengono esaminati libri, borse, appunti per controllare se ci siano riferimenti a quella che viene definita falsa immagine (l’immagine di sé omosessuale).  Non sono pochi inoltre i casi di omosessuali che hanno scelto di sposare una donna, convinti di fare il giusto “sacrificio” per l’umanità, negando il proprio orientamento. Ironicamente però accade l’esatto contrario, perché non introducono altro che frustrazione nella loro quotidianità e nei loro legami affettivi. Chi ha provato queste terapie, ne  è rimasto segnato e di certo non è affatto guarito, anzi ne è uscito malato! Nel 2009 un report dell’ APA (American Psychological Association) ha evidenziato non solo l’inefficacia ma anche la potenziale pericolosità delle terapie “riparative” : la ricerca mette anche in luce il nesso tra disapprovazione sociale dell’omosessualità e difficoltà dell’individuo ad accettare il proprio orientamento sessuale. Non a caso i più devastanti effetti dell’omofobia sono quelli che penetrano nell’animo umano, ossia l’ omofobia interiorizzata. La figura del psicologo potrebbe intervenire solo come aiuto per affrontare un malessere dovuto all’orientamento sessuale, qualunque esso sia. E’ estremamente sbagliato e inammissibile parlare di omosessualità ancora come una deviazione personale indubbiamente generata da insoddisfazioni e frustrazioni personali di vario genere.  Inutile dire che la sofferenza che  il gay prova, tende a  nascondersi dietro una mancata accettazione di se stessi, ma in realtà nasce per un senso di timore nel "sentirsi" emarginati dalla società e ancor prima dalla propria famiglia.  L’omosessualità non  è una scelta (nella maggior parte delle volte, definita inconseguente, quasi "ingenua"). L’unica scelta che un omosessuale può fare è quella di  scegliere di essere se stesso, e quindi non aver paura, perché non  ha nulla di cui vergognarsi o nascondersi, perché  è la sua natura e NON del suo essere diventato ... oppure scegliere di mentire, di avere una doppia identità, una doppia vita di copertura sociale, solo perché l’etica o la religione “rigida”  vuole farci sentire deviati o malati o frustati o semplicemente insoddisfatti! Un figlio deve trovare solo il coraggio dovuto per affrontare la propria famiglia, prima di tutto,  trovando comprensione e libertà all’interno del nucleo familiare stesso, pur se tendenzialmente di mentalità “antica”.  Per questo lo stesso Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay, sostiene l’importanza di una posizione scientifica chiara e fondata, che liberi il campo da fraintendimenti ed erronee interpretazioni dell’omosessualità. L’amore tra soggetti dello stesso sesso costituisce una condizione possibile e, pertanto, è necessario guardare all’omosessualità come a una variante normale della vita sessuale dell’individuo. Considerarla, dunque, una possibilità insita nel percorso di ciascuno. E’ altresì opportuno sottolineare che "l'omosessualità", non è un fenomeno di tendenza, ed è sbagliato considerarlo tale solo perché fortunatamente oggi, sono aumentati ma non ancora al 100%, gli omosessuali che “trovano la forza”di  esternare, con o senza timore, i propri gusti sessuali. Gli stessi omosessuali hanno capito che nascondersi o evitare la loro natura, non fa altro che renderli vittime di una diversità inesistente! E’ anche giusto precisare che non ci si sta cercando di  “corrompere”  la società  affinché trasformi il tema della omosessualità in un comportamento completamente naturale e "parte della natura umana".  Anche perché credo che gli studi condotti ad oggi non hanno bisogno di una lobby per essere considerati, ma credo trovino da sé spazio e giusta collocazione nelle ragioni e nella cultura sociale in cui viviamo. Anche perché altrimenti finiremmo per associare l’appellativo di “ignoranza” come poca informazione al contesto sociale in cui viviamo.  Gli omosessuali, non fanno il loro coming-out per sentirsi  vittime, e tanto meno per guadagnarci qualcosa, come invece ancora molti pensano, o per apparire sui giornali o in tv, e se ci sono alcuni casi, credo che siano rarissimi ! ... ma bensì loro si liberano finalmente da quelle paure di non sentirsi ben voluti dalle persone dello loro stesso sangue, genitori e famiglia, e dalle persone che li circondano nella loro vita quotidiana.  e cosi facendo diventano esempio per coloro che invece si sentono ancora “prigionieri” del pensiero comune di “normalità”. 
 
A cura di Francesco Ambrosecchia




Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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