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17/11/2010 16.58.08 - Articolo letto 6346 volte

Il Consigliere Comunale Fabio Mazzilli in merito alla “privatizzazione dell’acqua”

Ing. Fabio Mazzilli Ing. Fabio Mazzilli
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Argomento portato in aula ieri dalla maggioranza e su cui è poi mancato il numero legale
di GIANNI CELLURA
Matera Vi proponiamo il documento presentato ieri in Consiglio Comunale dall’ Ing. Fabio Mazzilli a nome del PdL in merito all’OdG presentato ieri dalla maggioranza. L’argomento in questione è il decreto Ronchi in materia di acqua con cui si forniscono indirizzi per la gestione(non la proprietà) del bene acqua attraverso enti di gestione anche a titolo pubblico - privato sul quale lo stesso Senatore del PD Bubbico ha fatto chiarezza con un intervento in Senato. Il decreto è stato votato anche da PD, oltre a PdL e Lega, con la contrarietà dell’IdV, di qui le contraddizioni nate in aula in merito ad un OdG già presentato da una associazione in altri Comuni governati dal centro-sinistra e prontamente bocciati, così come avvenuto ad esempio al Comune di Modena. La seduta è stata sciolta dato che è venuto meno il numero legale non essendo stata raggiunta una intesa comune, nemmeno all’interno della maggioranza su un tema che si presta a facili strumentalizzazioni, in cui la parola privatizzazione è furbescamente tradotta in proprietà privata piuttosto che inquadrata nell’esclusivo ambito di gestione, in cui i prezzi al consumo sono forniti comunque da enti pubblici, così come non è in discussione la proprietà del bene acqua ma si vuole dare semplicemente ai privati la possibilità di intervenire sulla gestione della distribuzione, un modo per fare impresa e magari limitare gli sprechi di denaro e di acqua che purtroppo caratterizzano il settore.

Riguardo all’Ordine del Giorno presentato dalla maggioranza, il sottoscritto, a nome del PdL, ritiene inaccettabili molti dei contenuti e dei deliberati contenuti nella mozione, come ad esempio i riferimenti ai quesiti referendari, che peraltro erano per lo più riferiti al Decreto Ronchi (D.L. 135/2009), che poi è stato modificato in fase di conversione attraverso emendamenti che hanno chiarito gli aspetti più controversi relativi alla titolarità del bene acqua; assolutamente inaccettabile anche la richiesta di riconoscere nello Statuto Comunale che il Servizio Idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica; così molti altri aspetti dell’O.d.G.
La questione è molto complessa, poiché si intrecciano ed accavallano normative di diverso ordine, cioè comunitario, nazionale, regionale.
In estrema sintesi, sulla scorta essenzialmente della normativa comunitaria, detta questione può così riassumersi: “costituiscono servizi pubblici locali privi di rilevanza economica quei servizi che non sono suscettibili, nemmeno potenzialmente, di avere una redditività, e quindi una competizione sul mercato e ciò ancorché siano previste forme di finanziamento pubblico, più o meno ampie, dell’attività in questione”.
Stante tale definizione, assolutamente pacifica e condivisa da tutti i commenti dottrinali, oltre che da tutte le sentenze del Consiglio di Stato e dei T.A.R., è evidente che, piaccia o non piaccia,  la gestione del servizio idrico costituisce, senza dubbio, un servizio di rilevanza economica.
Del resto, tutte le società che già oggi erogano detto servizio, pubbliche o private che siano, non ultima la nostra Acquedotto Lucano S.p.a., producono utili(o possono potenzialmente produrli) ovvero possono, potenzialmente, produrli.
Il P.d.L. , da sempre, è contro la privatizzazione dell’acqua; come del resto sancito dall’inequivocabile tenore del decreto Ronchi, come modificato in corso di conversione, che ribadisce come l’acqua sia e debba rimanere un bene pubblico, e come la fissazione dei livelli quantitativi e qualitativi del relativo servizio di erogazione, così come la fissazione delle tariffe, debbano rimanere di esclusiva competenza del pubblico.
Inoltre basta visionare le convenzioni sulle ultime ATO in Italia, approvate di recente: in ottemperanza alla legge nazionale e regionale, per verificare che tale principio viene ribadito, tali convenzioni attribuiscono all’assemblea dell’ATO (costituita dai rappresentanti dei Comuni) la competenza a stabilire le tariffe, nonché il livello qualitativo e quantitativo del servizio.
Contrariamente a quanto viene sostenuto nell’O.d.G. presentato dalla maggioranza, la legge sancisce e ribadisce che il bene acqua è un bene pubblico e che il servizio di erogazione deve essere governato dal pubblico.
Non è in atto nessuna privatizzazione dell’acqua.
Peraltro in fase di conversione questo è stato ulteriormente ribadito attraverso l’approvazione di un emendamento del Sen. Filippo Bubbico che sancisce che: “tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, [...] garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio”, emendamento del senatore del PD, votato anche da PdL e Lega, ma non dall’IdV.
Ciò che la normativa prevede di affidare a società private o miste è il servizio di erogazione dell’acqua, in ottemperanza al principio comunitario della libera concorrenza e del principio liberale per cui, spesso (anche se non sempre) il privato riesce a coniugare meglio l’efficienza del servizio con la sua gestione secondo criteri di economicità.
In tale quadro, propongo di modificare l’Ordine del Giorno presentato, recuperando alcune parti di quello dei colleghi di maggioranza, nel senso di confermare la richiesta di “costituzionalizzare” nello Statuto del Comune il diritto all’acqua e la natura di bene pubblico dell’acqua, escludendo la definizione del servizio di erogazione come “privo di rilevanza economica”, in quanto non conforme al quadro normativo vigente.
Del resto, è assolutamente opportuno notare come una tale definizione, che comporterebbe quale conseguenza la necessità di gestione diretta del servizio da parte del Comune  o da parte di società integralmente pubblica, porrebbe in contrasto lo Statuto del Comune con la gestione dell’Acquedotto Lucano che, ricordo, in base alle norme transitorie previste dal decreto Ronchi, potrà proseguire ancora molto a lungo la sua gestione, sia pure dovendosi aprire alla partecipazione privata.

I punti salienti dell’O.d.G. , come propongo di modificare, sono i seguenti:
Premesso che:
  • L'acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi;
  • L'acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell'umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti;
  • Il diritto all'acqua è un diritto inalienabile: l'acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti;

  • Che le normative in vigore consentono al servizio idrico di restare nella titolarità e nel governo delle amministrazioni pubbliche (titolarità dell’acqua, qualità, accessibilità e prezzo del servizio, ecc.), e che viene demandata ad altri soggetti, anche a partecipazione privata, la sola gestione del servizio idrico integrato (dalla fornitura idrica allo smaltimento fognante, gestendo infrastrutture e reti di proprietà pubblica), in quanto “tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, [...] garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio”;

IL CONSIGLIO COMUNALE S'IMPEGNA A:

Costituzionalizzare il diritto all'acqua, attraverso le seguenti azioni:

• riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
• riconoscere che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà ed eco-sostenibilità;
• riconoscere che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va attuata attraverso gli idonei strumenti previsti dalle normative vigenti.

Consigliere Fabio Mazzilli



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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