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16/07/2010 20.17.28 - Articolo letto 5625 volte

46esima settimana sociale della CEI

Media voti: 46esima settimana sociale della CEI - Voti: 1
Considerazioni di Francesco Vespe
di FRANCESCO VESPE
Matera Un paio di mesi fa l’Azione Cattolica Diocesana ha offerto alla comunità materana una terza conferenza preparatoria alla 46a settimana sociale che si terrà il prossimo autunno. Alla conferenza ha dato il suo contributo l’ex Presidente nazionale Paola Bignardi ed il nostro Nicola Curci prestato alla Comunità Europea. Si è parlato di Europa e Mezzogiorno e …cattolici. Sicuramente tante cose sensate ed utili sono state dette in quella conferenza.  Molto interessanti dal punto di vista economico sono stati gli spunti del nostro Nicola anche alla luce delle emergenze inedite che la crisi della Grecia ha posto sul tavolo dell’Unione Europea e che potrebbero da qui a poco riguardare tutto il Sud del nostro continente. La Bignardi invece ha focalizzato il suo intervento sull’aspetto formativo. Ovviamente il dibattito si è soffermato sul ruolo della politica nel nostro meridione e del rapporto che i cattolici oggi hanno con essa. Alla obiezione dello scrivente riguardante la necessità di  ripensare alla formazione non come ad una fase “pre-politica” temporalmente e logicamente antecedente all’impegno militante; Paola ha risposto con una affermazione intrigante quanto suggestiva. La sua convinzione è che oggi la politica si possa riformare ed emendare  al di fuori di essa. La suggestione lanciata faceva riferimento ovviamente all’esperienza del monachesimo Benedettino che nel silenzio laborioso e la preghiera dei tanti monasteri salvò i sacri testi della civiltà greco-romana dalla brutalità barbarica. O ancora, l’esperienza pre-bellica dei professorini cattolici che, all’ombra delle mura del convento di Camaldoli, disegnarono  le basi giuridico-culturali della Repubblica che sarebbe poi sorta dalle ceneri della II grande guerra. Suggestione che chi scrive non condivide fino in fondo perché la formazione per essere vera ed efficace deve saper farsi contaminare al contrario dal dato concreto, dalla prassi, dalla realtà effettuale rifuggendo la tentazione di considerarla “propedeutica” sia cronologicamente che logicamente all’azione. Questa contaminazione logico-cronologica è tanto più esiziale se si afferrano le molteplici dimensioni dell’agire politico. La sua dimensione forse più intrigante riguarda proprio la sua funzione educante oggi completamente rimossa. Certo oggi noi assistiamo e ci siamo assuefatti ad un esercizio della politica in termini di auto-rappresentazione degli interessi di camarille (sarebbe la traduzione in Italiano di Lobby !) nelle istituzioni che allegramente schivano la fase della mediazione politica necessaria per  tradurli in bene comune. La politica quegli interessi corti e miopi non deve ne subirli ne demonizzarli; ma deve invece educarli al fine di renderli “lunghi” e spendibili per il bene comune. Questa meravigliosa fase della politica educante, come si può capire, non può certo essere coltivata solo nei cenacoli e nei monasteri; ma stando dentro e nel cuore dell’agire politico. C’è poi una dimensione educante aggiuntiva della politica legata al gioco democratico forse ancora più importante.  La politica spesso deve prendere decisioni complesse, apparentemente incomprensibili, a volte apparentemente impopolari. Siccome la forza dell’agire politico in una democrazia lo dà  il consenso popolare; ecco che la politica deve porsi il problema anche di educare e dialogare instancabilmente con la gente al fine di far afferrare il senso e l’importanza di certi provvedimenti e degli indirizzi (?) che si da. Oggi invece essa si attesta melanconicamente sul valor medio dei desideri della gente calcolato al millimetro con il sondaggismo. Rinuncia così in partenza ad educare la gente “verso” i valori più alti e nobili che la nostra società esprime e che la politica dovrebbe recepire ed assecondare. Di questo passo si finirà per inserire nei programmi politici il paese dei balocchi di collodiana memoria. Oggi i cattolici, se vogliono veramente servire profeticamente il paese devono saper occupare questo spazio lasciato completamente scoperto. Si ma come e con quali strumenti? Il documento dei vescovi : “Per un paese solidale: Chiesa Italiana e Mezzogiorno” rilancia la stagione delle scuole di formazione sociale e politica. Però ci avverte Padre Sorge, anche sulla scorta dell’importante discorso fatto da Papa Ratzinger in Sardegna un paio di stagioni fa, che la prospettiva oggi deve essere diversa. La finalità di questa nuova stagione non è più quella (ingenua) di formare operatori da “prestare” poi alla politica quasi a riproporre, a dirla con il compianto Giovanni Rumi, un nuovo Patto Gentiloni a colori invertiti con una classe politica cattolica da far votare dalle masse ormai non più cattoliche; quanto piuttosto, a dirla con le parole di Padre Sorge, di: “aiutare l’intera comunità civile a riappropriarsi della funzione di controllo di stimolo e di proposta che non può più essere delegata ai professionisti della politica”. Donatella (è la presidente dell’Azione Cattolica della diocesi !) cosa ne pensi ? E poi….una comunicazione di servizio per sua Eccellenza Mons. Salvatore Ligorio arcivescovo di Matera : ma per me, che sento di aver su questi temi ancora l’argento vivo addosso, si può una buona volta trovare un posto nella delegazione regionale che andrà alla 46° Settimana Sociale ?



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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