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23/04/2018 08:20:53 - Articolo letto 4933 volte

NUCLEARE, SEQUESTRO ALL’ITREC DI ROTONDELLA

Centro Trisaia di Rotondella (foto SassiLand) Centro Trisaia di Rotondella (foto SassiLand)
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Provvedimento cautelare disposto in via d’urgenza per alcune vasche e per lo scarico a mare dell’impianto. Tra i reati ipotizzati: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento e traffico illecito di rifiuti.
di ANTONIO GRASSO
Basilicata Inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento e traffico illecito di rifiuti. Sono le ipotesi di reato alla base del sequestro di alcune vasche e dello scarico a mare dell’Itrec (ex Trisaia) di Rotondella e dell’adiacente impianto ex Magnox, dismesso da alcuni decenni. Un sequestro preventivo, reso inevitabile dalla contaminazione certificata della falda acquifera dell’Itrec, a causa dallo sversamento di sostanze chimiche (pericolose e cancerogene). A confermarlo erano stati i dati delle verifiche condotte dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpab ndr), nel settembre dello scorso anno, dopo la segnalazione – già nel 2015 - della Sogin circa la presenza di sostanze inquinanti nei pozzi sotterranei dell’impianto costruito tra il 1965 e il 1970 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare (Cnen ndr). Diversi i valori ben oltre i limiti consentiti dalle normative di riferimento, registrati nella rete dei piezometri e riportati dalla stessa Arpab nero su bianco in una relazione datata 1 settembre 2017. A partire dal tricloroetilene, trovato in concentrazioni fino a quasi 500 volte superiori al limite normativo previsto (703 ug/l rispetto al limite stabilito di 1,5 ug/l). In quantità preoccupanti pure il cromo esavalente (18 ug/l rispetto a una soglia massima di 5 ug/l). Per non parlare del manganese (233 ug/l su una soglia di 50). Ma anche berilio, cadmio, tallio, vanadio e altri idrocarburi con una concentrazione di 72 ug/l a fronte di un massimo di 50 ug/l. Gli accertamenti si erano, poi, estesi anche alle aree circostanti dando esito negativo. Gli inquinanti, infatti, erano già in fase di migrazione oltre il perimetro del sito, verso il mar Jonio. Tanto che il “sospetto”, in ambito investigativo, è che l’acqua contaminata possa essere finita direttamente in mare. Di qui il provvedimento cautelare disposto in via d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Potenza, al fine di arrestare lo scarico nello Jonio. Provvedimento che non intralcerà in alcun modo il processo di decommissioning del sito da parte della stessa Sogin, la società di Stato operativa dal 2001 alla quale è affidato il compito di disattivazione e smantellamento dei vari impianti nucleari italiani (compreso quello di Rotondella) e della relativa gestione dei rifiuti radioattivi. L’indagine, condotta dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico ndr) di Potenza, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati cinque persone, responsabili a vario titolo dei procedimenti di controllo e smaltimento delle acque dell’impianto.




Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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