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14/04/2015 11:26:09 - Articolo letto 1219 volte

Statuto regionale in dirittura d'arrivo

Vincenzo Maida Vincenzo Maida
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Riflessioni di Vincenzo Maida del Centro Studi Jonico DRUS
Basilicata Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Vincenzo Maida del Centro Studi Jonico DRUS sullo Statuto regionale:

"Nonostante le apprezzabili  iniziative della prima commissione del consiglio regionale di Basilicata per informare e coinvolgere i cittadini nel dibattito sulla bozza di Statuto in dirittura di arrivo, la partecipazione della società lucana nelle sue diverse articolazioni è stata scarsa e distratta.
In un incontro nella fascia jonica ci è parso altresì evidente che, almeno a parole, Santarsiero, presidente della prima commissione, Lacorazza, presidente del consiglio regionale e Perrino, componente della commissione, erano disponibili a raccogliere proposte ed osservazioni.
La società civile che spesso viene chiamata in causa, ha forse perso una opportunità per far sentire forte la sua voce. L’occasione era ghiotta per suggerimenti e modifiche dell’atto a cui dovrà ispirarsi tutto l’assetto organizzativo regionale. Una spiegazione della scarsa partecipazione va cercata nella sfiducia nella “politica” e nella sua capacità riformatrice, che ha forse toccato il fondo. Vogliamo ricordare che il presidente della giunta regionale con quasi il 50% di non votanti, di fatto rappresenta si e no il 20% dei lucani e l’opposizione una percentuale quasi insignificante di essi.
E’ da questo che bisogna partire per alcune osservazioni sugli 86 articoli dello Statuto (il documento è possibile scaricarlo anche dal web).
Il comma 8 dell’art.1 recita: gli abitanti della Basilicata, anticamente Lucania, si denominano lucani.
Spesso ci lamentiamo del fatto che a livello nazionale siamo ignorati, ci confondono con altre regioni, dalla Campania o dalla Puglia saltano direttamente in Calabria, bypassandoci.
Nei primi anni 2000 si sviluppò un lungo e articolato dibattito su di una proposta di legge regionale per tornare al toponimo Lucania, la vicenda mi ispirò anche un fortunato testo teatrale, “Una terra nell’anima”, poi cadde il silenzio.
Nel merito rilevo che chiamare gli abitanti di una regione con un nome completamente diverso da quello della regione, è un esempio di pessima comunicazione: Campania-campani, Puglia-pugliesi, Calabria-calabresi, Sicilia-siciliani, Basilicata- lucani. Mettiamoci nei panni di uno scolaro della Valle d‘Aosta, piuttosto che di un lombardo, un veneto o un piemontese! Non sarebbe questa l’occasione propizia per ritornare all’antico toponimo? Lucania-lucani.
Il comma 3 dell’art. 2 elenca poi i principi generali a cui deve ispirarsi l’ente regione. Tra i tanti e accanto alla laicità, cioè all’autonomia decisionale rispetto a qualsiasi condizionamento di altre istituzioni, in primo luogo di quelle religiose, un piccolo accenno, nell’elenco dei principi, all’ispirazione della tradizione cattolica ed ai suoi valori non sarebbe cosa inutile, in un momento storico e in un tempo, come ad ogni incontro pubblico ci ripetono i politici nostrani, difficile anche per responsabilità dell’integralismo religioso islamico. Si potrebbero così evitare incidenti come quello di un assessore regionale che come primo atto fece rimuovere il crocefisso dalla sua stanza e che opportunamente il presidente Pittella fece ricollocare al suo posto.
L’art.11 disciplina l’iniziativa legislativa popolare e prevede la presentazione di  un progetto di legge da parte di almeno quattromila elettori, che per la densità demografica regionale forse sono oggettivamente troppi. Anche raccoglierne tremila valide e autenticate, sarebbe un impegno rilevante, come ben sanno coloro che si sono cimentati nella raccolta in occasione della presentazione di liste elettorali.
Altri due punti andrebbero rivisti per restituire un minimo di credibilità alla politica e dare un segno di cambiamento vero, esaltando il merito e la competenza.
L’art.19 e l’art43 disciplinano la nomina del difensore civico, dei direttori generali e degli amministratori di aziende, enti e società dipendenti direttamente o indirettamente partecipate dalla Regione. Il comma uno dell’art.43 recita che qualora non attribuite (le nomine) al consiglio regionale, sono ad esso comunicate dalla giunta, senza specificare alcun criterio.
Attualmente esse vengono effettuate in questo modo: alcune le fa direttamente la giunta sulla base di una assoluta discrezionalità, per le altre il consiglio regionale fa finta di non trovare un accordo  e le effettua il presidente del consiglio che le lottizza tra maggioranza e opposizione. Gli unici ad aver rinunciato a segnalare nominativi sono stati in questa legislatura i 5 Stelle. In tal modo un giovane o anche uno scienziato lucano in possessi di titoli e competenza, è tagliato fuori in partenza a tutto vantaggio dei lacchè dei partiti o dei trombati incompetenti che devono essere piazzati da qualche parte. Per fare esempi ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.
Sul punto non sarebbe opportuno prevedere una griglia di punteggi per soli titoli ed una relativa graduatoria di merito da cui attingere?
L’art.24 e l’art.34 prevedono, infine, l’organizzazione dei gruppi consiliari e le indennità dei consiglieri. Con il primo articolo nonostante quello che è successo in tema di rimborsi, fino allo scioglimento del passato consiglio regionale e ai procedimenti giudiziari in corso, ancora si insiste nell’erogazione di una dotazione finanziaria ai gruppi, con il secondo si liquida la faccenda dicendo che le indennità sono stabilite per legge. Non si potrebbe invece emulare quello che ha fatto Stefano Bonaccini nella regione Emilia Romagna, le cui leggi per altri versi abbiamo spesso scopiazzato in passato, prevedendo l’abolizione dei fondi erogati ai gruppi ed equiparando le indennità dei consiglieri a quelle del sindaco della città capoluogo di Regione, anticipando in tal modo anche la normativa nazionale?
L’opposizione che spesso sbaita su cose irrilevanti, non ha nulla da dire in proposito?"
 
Vincenzo Maida
Centro Studi Jonico DRUS  



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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