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10/11/2014 10.04.27 - Articolo letto 1914 volte

Maida: "QUANDO LO STATO E' NEMICO !"

Vincenzo Maida Vincenzo Maida
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Si tratta di un sentimento diffuso. E’ sufficiente mettere mano ad una qualsiasi problematica, per avere contezza del fatto che è anche più che giustificato
Basilicata "Lo Stato come nemico. Si tratta di un sentimento diffuso. E’ sufficiente mettere mano ad una qualsiasi problematica, per avere contezza del fatto che è anche più che giustificato.
Negli ultimi giorni siamo venuti a conoscenza di quattro episodi, documentabili, in tre diversi settori della vita pubblica; l’INPS, l’Agenzia delle Entrate e la Giustizia.
Il primo riguarda l’INPS ed ha dell’incredibile: i suoi ispettori per il calcolo delle giornate necessarie a condurre i terreni agricoli, utilizzano ancora delle tabelle del 1971, in virtù della legge n.83 dell’11/03/1970, quando la meccanizzazione del settore era allo stato nascente e nei campi si impiegavano muli, asili, cavalli e buoi.
E’ successo così che alcuni piccoli proprietari terrieri, che non riescono a vivere con il raccolto delle  loro produzioni e sono costretti ad andare a lavorare per conto terzi, regolarmente assunti, versando le giornate e percependo poche centinaia di euro di indennità di disoccupazione, sono stati pesantemente sanzionati dall’ INPS.
Si sono visti, infatti, recapitare ingiunzioni di pagamento per 30,40, 50 mila euro e sono stati costretti a rivolgersi ai legali per dimostrare che la loro attività di bracciantato per conto terzi è prevalente rispetto a quella per conto proprio e quindi non sono tenuti ad iscriversi come coltivatori diretti, non raggiungendo le 104 giornate di lavoro autonomo.
Anche un funzionario di media intelligenza avrebbe capito che se i  ricavi dalla loro terra fossero sufficiente al sostentamento del nucleo familiare, non avrebbero sicuramente voglia di andare a spaccarsi la schiena in terreni altrui. Nella loro situazione ce ne sono a migliaia, ma, altro elemento discutibile, la maggioranza non viene controllata.
Per l’INPS, invece, dal 2006 avrebbero dovuti iscriversi come coltivatori diretti, pagare i relativi contributi all’ente previdenziale e non percepire l’indennità di disoccupazione.
Secondo l’INPS per condurre i terreni, in base ai loro calcoli, derivanti dalla citata tabella, avrebbero bisogno di oltre 400 lavorative.
Gli interessati hanno contestato il provvedimento, la causa è in corso, sostenendo che invece hanno bisogno di meno di 100 giorni. Il giudice ha nominato un tecnico terzo di sua fiducia, il quale ha stabilito che in effetti servono meno di 100 giornate.
Per la vetusta tabella dell’INPS,  la conduzione di un appezzamento con 100 alberi di olivi, ad esempio, necessita di mezza giornata ad albero, cioè 50 giorni.
Oggi invece con le attrezzature di cui si dispongono ne servono molto meno della metà.
Chi risarcirà gli interessati delle giornate perse ad inseguire la vicenda nei tribunali, delle spese legali, dello stress? Possibile che in tanti anni a nessun politico, le cui ambizioni oggi sono quasi sempre inversamente proporzionali alle sue capacità e qualità, assessore, sindacalista, questi ultimi pronti ad infilarsi in tutti i comitati, compresi quelli dell’INPS, sia venuto in mente di chiedere un aggiornamento delle tabelle?
Il secondo caso riguarda l’Agenzia delle Entrate che va a controllare una piccola attività autonoma, perché ritiene che non sia congrua con gli studi di settore.
Non avendo trovato nulla di irregolare e non avendo altri appigli, chiede il pagamento di poco più di 2000 euro, perché dal reddito risulta ingiustificato il possesso ed il mantenimento di sette autovetture. Un errore madornale anche in questo caso, perchè si tratta di auto possedute nell’arco di 36 anno e cinque sono state demolite da tempo, come la stessa Agenzia delle Entrate aveva certificato nello sgravio dei bolli.
Terzo caso una causa con l’assicurazione per un sinistro che si trascina dal mese di  giugno 2004. Era stata fissata  un’udienza il 5 novembre, ma vi è stato un ulteriore rinvio. Dopo 11 anni ancora non si va a sentenza.
Ultimo caso un’ispezione dei carabinieri dei NAS, che per altri versi svolgono un lavoro encomiabile, soprattutto nell’ambito delle sofisticazioni alimentari, ad una piccola struttura sanitaria. Dai controlli è emerso che è tutto in perfetta regola: condizioni igieniche e autorizzazioni. Ci sono però due confezioni di farmaci scaduti. I titolari fanno presente che non sono in uso, le confezioni sono infatti ancora chiuse, mentre quelle utilizzate sono aperte e in regola. Quei farmaci scaduti sono invece in attesa del passaggio della ditta per lo smaltimento dei rifiuti speciali. Ma non c’è verso di ragionare: i NAS anziché complimentarsi per la diligenza mostrata, avrebbero potuto anche buttarli tra i rifiuti indifferenziati, sequestrano le due confezioni di farmaci e denunciano gli interessati all’autorità giudiziaria. Dopo un po’ di anni il giudice li assolve con formula piena, perché “il fatto non costituisce reato” , in quanto vi sono prove in senso contrario all’intenzione di utilizzare farmaci scaduti, erano lì infatti per essere smaltiti. Ci voleva tanto a capirlo? Chi, anche in questo episodio, risarcirà gli imputati delle spese legali, del tempo perso, ecc...ecc …
In tutti questi casi gli enti o gli ispettori che sbagliano, non dovrebbero essere loro a pagare?
Sono solo alcuni esempi. Gli interessati potranno mai sentirsi apparentanti ad uno Stato le cui regole vanno rispettate, ma che ti aiuta a vivere e produrre?"
 
Vincenzo Maida
Centro Studi Jonico DRUS



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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