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28/01/2014 17.08.54 - Articolo letto 5244 volte

Grassano: Due disastri incidentalmente si collegano alle vicende di Carlo Levi

Carlo Levi in Lucania Carlo Levi in Lucania
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Musica e passione amorosa sul tragico binario del destino
Grassano Il 19 Ottobre del 1888 tra i diversi convogli ferroviari che  partirono dalla stazione di Napoli vi era il treno n.265 con destinazione Taranto, che, giunto intorno alle 5,35 del mattino seguente “alla lieve curva dopo il casello 215 e precisamente fra le stazioni di Grassano e Grottole, investì in una frana argillosa che doveva essere caduta di recente”.
 “Un’orribile catastrofe”, il più grande disastro ferroviario mai verificatosi fino ad allora e ricordato dalla stampa dell’epoca come il disastro ferroviario di Grassano.
L’impatto con la frana distrusse completamente la carrozza in cui viaggiava anche una intera compagnia di bel canto diretta a Corfù per la stagione lirica. Ci furono ben 20 decessi, tra questi il direttore d’orchestra di Corfù ed alcuni cantanti della compagnia. Fra le vittime Augusto Cappati da Ferrara, un giovane avvocato non ancora trentenne, che non aveva esitato a rinunciare alla carriera forense per rincorrere il suggestivo mondo del bel canto e Comolli Giovanni da Cremona. Nella valigia di quest’ultimo vennero rinvenute le partiture della prima versione dell’opera Don Carlos (in 5 atti e libretto in francese), che in seguito Giuseppe Verdi modificò in Don Carlo (in 4 atti e libretto in italiano).  Probabilmente era questa l’opera che la compagnia si accingeva ad eseguire a Corfù, nella splendida cornice del Nobile Teatro di San Giacomo.  
A distanza di qualche decennio quegli stessi luoghi furono teatro di un altro terribile incidente che vide coinvolta una compagine musicale. Era il 1926 quando, nel corso della notte, l’autocarro che trasportava l’affermata Banda Musicale cittadina di Grassano  di rientro da Oliveto Lucano, per le solennità patronali, precipitò in un burrone in territorio di Garaguso.  Alcuni orchestrali morirono e più di uno rimase ferito gravemente e portò per sempre nel corpo le tracce di quella disgrazia. Ancora oggi, parlando di quella circostanza le lacrime rigano le guance degli astanti e l’emozione rompe la voce di chi narra l’episodio. Questo luttuoso evento, trascurato e mal conosciuto al di fuori della cerchia cittadina fu inserito in una commovente pagina che segna l’inizio del Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, collocandolo in un’atmosfera sospesa tra lirismo e leggenda.
Sulla scorta delle sensazioni scaturite dalla lettura del più famoso tra i romanzi leviani e sulla base delle notizie riguardanti i funesti accadimenti descritti, ci imbattiamo in una serie di coincidenze che sembrano quasi legarsi in una trama abilmente tracciata dal destino.
Sarà stato forse il fato a suggerire allo sfortunato artista cremonese in viaggio verso Corfù di portare con se la partitura del Don Carlos? Non sapremmo rispondere in maniera assoluta. Di certo ci ritornano alla mente le vicende descritte nell’opera verdiana, nella quale un ruolo rilevante è proposto dalla principessa di Eboli pervasa da passione amorosa per Don Carlos che invece fedele al proprio sentimento di onore la rifiuta. Appare sorprendente il riferimento ad Eboli se riandiamo con la memoria al romanzo che ha proprio nella località cilentana il perno del suo titolo. In aggiunta, lo stesso autore, Carlo Levi, veniva denominato in segno di rispetto dagli abitanti di Grassano prima e di Aliano poi, Don Carlo, come il protagonista dell’opera lirica. Senza voler entrare, poi, negli inestricabili rapporti che spinsero Carlo Levi a scegliere Eboli come frontiera del mondo civilizzato perché lì terminava la ferrovia. Risalta ancora una volta il presagio suggerito dal destino che colloca questi due disastri a Grassano che, invece, era già da tempo collegata alla rete ferroviaria pur facendo parte di quel mondo senza prospettive descritto nel “Cristo”.  
Infine, appare suggestivo collegare le tormentate vicende sentimentali di Don Carlos e della principessa d’Eboli con le contraddittorie occasioni amorose che coinvolsero l’artista torinese e che probabilmente furono alla base del suo allontanamento da Grassano alla volta di Aliano.
Uno squarcio suggestivo su questi appassionati rapporti tra il romanzo leviano e il territorio di Grassano è alla base de “La vallata degli spettri”, cantata per mezzosoprano, voce recitante, coro e orchestra di fiati, composta dal maestro concertista e direttore d’orchestra Nicola Samale, liberamente ispiratosi all’incidente della banda.
La composizione descrive la tipica giornata della banda musicale: uno sguardo sulla sociologia e sull’arte, talvolta povera ma piena di dignità.
La voce recitante si avvale della magistrale penna del grande scrittore torinese e in parte, per la cronologia degli avvenimenti, del testo redatto dal Maestro Samale.
 
Gianni Maragno



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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