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04/05/2013 16.57.43 - Articolo letto 2156 volte

ANISAP, IN BASILICATA ALLARME CONSUMO FARMACI ANTIDEPRESSIVI

Alberto Sordi nella parte del medico Alberto Sordi nella parte del medico
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Italiani sempre più depressi
Basilicata Dal rapporto Osservasalute 2012, curato dall’Università Cattolica di Roma, emerge  la conferma che i cittadini gravati dalla crisi finanziaria e da una tassazione troppo forte non possono pagarsi non solo le prestazioni, ma neanche i ticket, come sosteniamo da circa due anni con la richiesta di rimodulazione  in Basilicata dei ticket. C’è dunque la conferma della grave sofferenza in cui versa il Servizio Sanitario nazionale e il cui maggiore pericolo è soprattutto quello di “non essere più alla portata di tutti”, con la crescita sempre più delle diseguaglianze nell’accesso ai servizi.  Il dato sicuramente più allarmante è, però,  quello relativo allo stato di salute mentale degli italiani, che risultano essere sempre più depressi e sempre più dipendenti dall’uso di farmaci antidepressivi.  E’ stato infatti evidenziato come negli ultimi anni il trend di utilizzo di antidepressivi si sia mostrato in continua crescita, addirittura si è quadruplicato in dieci anni e difficilmente vedrà un’inversione di tendenza. Una situazione molto delicata che riguarda direttamente la Basilicata : solo nel 2011 il consumo di farmaci antidepressivi è stato di 28,95 per mille al giorno (media nazionale 36,1) , contro un consumo di 7,61  (media nazionale 8,1) nel 2000. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità emerge che, nel 2020, la depressione sarà la seconda causa di morte nei Paesi occidentali, con crescente e continuo utilizzo dei farmaci correlati. Anche i disturbi psichici rilevati con degenze ospedaliere sono in aumento però solo tra la popolazione femminile lucana (al 2010 riguarda il 41,89 per 10.000, più 3%, contro il 39,71 per 10.000 per gli uomini).  Ancora più inquietante e preoccupante è l’incremento, osservato negli anni più recenti, dei suicidi, soprattutto tra gli uomini e in particolare tra i 65 e i 74 anni con un tasso in Basilicata pari a 14,69 per 100.000 che subito dopo la Sardegna è il più alto in assoluto, mentre è pari al 19,04 per 100.000 tra i 15-18 e oltre 75 anni è del 9,93 per 100 mila. Il dato è allarmante poiché l’incremento è stato di circa il 30% dal 2006 ad oggi e, il fatto che il tasso di suicidi sia considerevolmente aumentato solo in questi ultimi anni, in concomitanza con la crisi economica, fa pensare che le cause non siano da imputare tanto a patologie psichiatriche, quanto ad un crescente disagio sociale ed economico. Questo quanto rilevato dal Rapporto, dove si aggiunge che tale disagio “deve essere monitorato con attenzione anche al fine di prevedere un rafforzamento delle attività preventive e della presa in carico sanitaria e sociale di soggetti a rischio”. Alla luce dei risultati si rende perciò necessaria una riflessione che miri a trovare i giusti supporti nelle strutture territoriali per la diagnosi e la cura delle patologie depressive in modo da migliorare, laddove possibile, l’appropriatezza prescrittiva.
Già a fine marzo uno speciale pubblicato dalla rivista Lancet sulla salute dell'Europa aveva evidenziato che in tutto il vecchio continente si era registrato un aumento delle “cure da cavallo” per affrontare i sempre più crescenti casi di malattie (mentali e infettive) dovute alla crisi. La rivista riportava le seguenti cifre: il tasso dei suicidi nei 15 paesi che facevano parte dell'Ue prima del 2004 era in calo, ma poi dal 2008 ha ricominciato a salire, e ora è del 20% più alto rispetto al minimo toccato nel 2007. La peggiore situazione si è registrata in Grecia (+40%), ma anche l’Italia non aveva cifre confortanti, infatti dai 2828 casi del 2008, nel 2010 si è arrivati a 3028. Lo stesso  direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, Walter Ricciardi, che ha curato il Rapporto Osservasalute 2012,  sostiene che “nel nostro paese ormai nove milioni di persone ha rinunciato a curare disturbi di piccola e media entità o per le liste d'attesa troppo lunghe, o perché non riesce a pagare le terapie”. Quindi la crisi sta facendo aumentare non solo il numero di persone che non riescono più a vedere una soluzione, una via d’uscita, e decidono di uccidersi, ma anche in modo più che massiccio, il numero di persone che è costretta a rinunciare alle cure mediche perché non più in grado di poterle pagare.



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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