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19/04/2013 16.18.42 - Articolo letto 2812 volte

Rocco Scotellaro e i suoi 90 anni

Rocco Scotellaro Rocco Scotellaro
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Li avrebbe compiuti oggi, festeggiandoli volentieri fra i “suoi” contadini. La vita breve ma intensa del sindaco – poeta di Tricarico. Uomo del Sud e per il Sud
di ANTONIO GRASSO
Tricarico 90 anni oggi. Li avrebbe festeggiati sicuramente fra i “suoi” contadini, bevendo “insieme una tazza colma di vino” Rocco Scotellaro. Cantore adamantino di quella “civiltà rurale” che l’antropologo Ernesto De Martino mise a fuoco nelle sue indagini etnografiche sul campo degli Anni ‘50. E se da poeta ne racconto in versi come pochi altri, da uomo politico – Scotellaro - riuscì a far convogliare nelle Istituzioni le istanze. Lo fece sotto le insegne del Partito Socialista. Da convinto meridionalista qual’era. Uomo del Sud e per il Sud (con la maiuscola, come l’avrebbe scritto lui). All’età di soli 23 anni divenne (nel 1946) il primo sindaco della Tricarico dell’Italia repubblicana. Lì dove era nato il 19 aprile del 1923. Dopo i primi studi, all’età di soli 12 anni, si trasferisce con la sua umile famiglia (il padre, Vincenzo, era calzolaio e la madre, Francesca Armento, una casalinga ndr) a Sicignano degli Alburni. Nemmeno il tempo di iscriversi al collegio che è costretto a cambiare destinazione. Si sposta – così - a Cava dei Tirreni, Matera, Roma, Potenza, Trento e Tivoli, dove riesce a portare a compimento il percorso di studi classici. Nel 1942 si iscrive all’università di Roma - facoltà di giurisprudenza, non riuscendo - però - a conseguirne la laurea. Per Scotellaro sono anni intensi. Ritornato nella sua Tricarico “entra” in politica e viene eletto primo cittadino. Interpreta sin da subito il suo mandato politico - amministrativo chiamando alla partecipazione attiva dei cittadini, coinvolgendoli nella trattazione e nella risoluzione dei problemi, come testimonia – peraltro – la vicenda della fondazione dell’ospedale civile di Tricarico. Sempre e comunque in prima linea. Membro del Comitato di Liberazione cittadino, si adopera per il rinnovamento della vita politica e democratica nella Basilicata del dopoguerra. Sorretto da una buona dose di passione e coraggio. Finisce finanche in galera. Accusato di concussione, truffa e associazione a delinquere dai suoi avversari politici è costretto a trascorrere una quarantina di giorni dietro le sbarre. Caduta l’accusa e smascherata la cospirazione politica nei suoi confronti, Scotellaro verrà assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Ma la vicenda lo segna, profondamente . E, unita alla delusione per la mancata elezione a livello provinciale, lo porta ad una decisione sofferta ma inevitabile: abbandonare l’attività politica per dedicarsi maggiormente a quella letteraria. Lo fa trasferendosi (nel 1950) a Portici, dove compie – presso l’Osservatorio di Economia Agraria – ricerche e studi sociologici (oltre ad un’inchiesta sulla cultura e sulle condizioni di vita delle popolazioni del Mezzogiorno) per conto della casa editrice Einaudi. Collabora con Manlio Rossi-Doria che aveva conosciuto, da sindaco di Tricarico, alcuni anni prima insieme ad un altro suo grande amico: Carlo Levi. Riesce ad abbinare poesia e prosa come se nulla fosse. Anche se in versi darà il meglio di se in Tutte le poesie” (1940-1953, Mondadori edizioni), con – in particolare - “E’ fatto giorno (che gli valse il Premio Viareggio). Una poesia che è tutto un programma: E’ fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi/Con i panni e le scarpe e le facce che avevamo./Le lepri si sono ritirate e i galli cantano,/ritorna la faccia di mia madre al focolare”. Quella madre (“Colei che non mi vuole più bene è morta/E’ venuta anche lei/a macchiarmi di pause dentro.”) cui dedicherà anche l’ultimo componimento (dal titolo “Tu sola sei vera”) scritto poco prima di morire il 15 dicembre del 1953, all’età di soli 30 anni. Un “fiore” reciso troppo presto.


Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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