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10/04/2013 18.42.59 - Articolo letto 2298 volte

Decreto Salva Imprese, Adduce: Ecco perché non salva niente

Conferenza stampa del 10 aprile 2013 Conferenza stampa del 10 aprile 2013
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Non usa mezzi termini il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, che ha voluto convocare un’apposita conferenza stampa per spiegare le ragioni de suo dissenso
Matera “Il decreto Salva imprese non salva niente”.  Non usa mezzi termini il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, che ha voluto convocare un’apposita conferenza stampa per spiegare le ragioni de suo dissenso e illustrare l’elenco delle nuove opere che a Matera non possono decollare a causa del patto di stabilità. Per il sindaco “l’ Amministrazione Comunale di Matera potrà giovarsi degli effetti di questo decreto per una cifra che non supera i 300.000 euro. Matera vanta almeno 1 milione di euro dalla Regione Basilicata che non potrà pagare nulla - come ha detto il Presidente De Filippo.
Questo decreto paradossalmente non aiuta gli Enti che hanno rispettato le regole. Questo è il caso di Matera che ha una gestione molto oculata e rispettosa delle norme. Noi ci aspettavamo che il Governo con i 40 miliardi messi a disposizione consentisse ai Comuni, alle Province e alle Regioni che hanno risorse in cassa di poter spendere almeno una quota di questi soldi ad alleggerimento dei vincoli del patto di stabilità”.
Ed invece se il decreto non viene cambiato il tutto si risolverà in un nulla di fatto.
“Il caso di Matera – spiega Adduce - è emblematico: abbiamo 17 milioni di euro in cassa. Abbiamo procedure avviate per appaltare opere nel 2013 per 10 milioni di euro e potremo procedere solo per importi molto limitati che corrispondono agli importi di nuovi incassi che il Comune farà nel corso dell’anno 2013. Lo stesso problema ha la Regione, per certi aspetti persino aggravato dal fatto che per tale Ente il decreto prevede solo la possibilità di indebitarsi e non di poter utilizzare i 250 milioni di euro che ha in cassa e quindi  non potrà dare ai Comuni le risorse già programmate e che hanno consentito di aprire cantieri negli ultimi anni: un vero e proprio disastro”.
Per il sindaco di Matera “il decreto avrebbe dovuto contenere la semplice possibilità di spendere al di fuori del patto almeno una quota delle risorse disponibili in cassa. Questo sia per gli Enti Locali che per le Regioni.  Il decreto, così come oggi è formulato, può consentire solo una boccata di ossigeno agli Enti che hanno bruciato risorse determinando pesanti indebitamenti nelle casse pubbliche e il ricorso obbligatorio alla stipula di mutui e, invece, non premia quelle istituzioni virtuose, come tanti comuni, fra cui quello di Matera, e tante regioni, come la Basilicata, che, al contrario, si sono sforzate di mantenere i conti in ordine, di costruire bilanci in equilibrio evitando sprechi e razionalizzando gli investimenti”.
 “Si tratta –aggiunge Adduce – di soldi già disponibili che potremmo subito investire per la realizzazione di nuove opere non solo per dare una consistente boccata di ossigeno al sistema delle imprese, non solo per allontanare dai lavoratori lo spettro del licenziamento, ma anche per assicurare ai cittadini infrastrutture e servizi di cui sentono un forte bisogno.  Il decreto, insomma, avrebbe dovuto metterci nelle condizioni di spendere questi 17 milioni di euro o almeno una buona parte di essi senza oneri per nessuno”.
Si tratta di un vero e proprio appello al Presidente del Consiglio ancora in carica, Mario Monti, e ai parlamentari.
“Serve una piccola modifica al decreto, poche parole, che consentano ai comuni che hanno riserve di liquidità nelle loro casse di poterle spendere in una percentuale che sarà il governo a decidere. Sto interessando i parlamentari lucani perché lungo l’iter si proponga e si approvi questa modifica che darebbe un’importante boccata di ossigeno agli enti virtuosi. Ho già interessato l’Anci – ha concluso il sindaco – affinché interpelli il Governo su questo tema”.



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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