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15/11/2012 8.14.04 - Articolo letto 3493 volte

Italia 2019, numerose le città candidate come capitali della cultura

Grandi Mostre nei Sassi 2012 Grandi Mostre nei Sassi 2012
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Ecco i temi e i caratteri del progetto
Italia Aosta, Amalfi, Bari, Bergamo, Brindisi, Caserta, L’Aquila, Mantova, Matera, Perugia e Assisi, Ravenna, Siena, Siracusa e il Sud-Est, Urbino, Venezia e il Nord-Est, sono la maggior parte delle Città italiane che si candidano a Capitale Europea della Cultura 2019. Si sono riunite a Roma per iniziativa dell’Associazione delle Città d’Arte e Cultura (CIDAC), alla presenza del Segretario generale del Ministero per i beni e le attività culturali, Arch. Antonella Pasqua Recchia.
L’iniziativa ha avuto lo scopo di verificare il lavoro che le singole Città stanno svolgendo per partecipare al bando che il Mibac pubblicherà nei prossimi giorni. In seguito le Città avranno 10 mesi di tempo per predisporre i propri dossier di candidatura. Una commissione composta da rappresentanti del Governo italiano e delle istituzioni europee, nei quattro mesi successivi, selezionerà un primo gruppo di Città tra cui, nel 2014, sarà individuata la Capitale Europea della Cultura per l’Italia. La riunione ha evidenziato che l’ampio numero delle Città concorrenti, la loro distribuzione su tutta la Penisola, il livello piuttosto elevato della progettazione, l’ampio ricorso alle direttive europee per intercettare le risorse previste per il nuovo ciclo della programmazione 2014/2020, consente di affermare che, accanto al processo competitivo, si sta predisponendo un vero e proprio programma per Italia 2019.
Le Città candidate, che per regolamento dell’Unione Europea devono impegnarsi a realizzare i propri progetti anche nel caso non fossero scelte come Capitale, possono offrire al Paese intero progetti e idee per disegnare un nuovo futuro per l’Italia che faccia perno sulla cultura come un modello possibile di rilancio dell’economia e dell’industria nazionale. Una competizione che si fa virtuosa e che può essere anche un segnale della maturità di un Paese che non sempre gode di apprezzamenti in sede europea. Il Segretario generale del Mibac ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa dichiarando ampia disponibilità ad accompagnare il processo avviato dalle Città.
Al termine della riunione è stato approvato un breve documento (vedi allegato) che illustra i temi e i caratteri del Progetto Italia 2019.


Perché Italia 2019?
La candidatura a capitale europea della cultura come piattaforma di sviluppo condiviso del sistema paese

Nel 2019 l’Italia avrà la Capitale europea della cultura. Dopo Firenze, Bologna, Genova, toccherà di nuovo ad una città del nostro paese, culla della cultura urbana. Arte, musica, teatro, danza, patrimonio museale e paesaggistico potranno essere ancora una volta valorizzati, ma questa volta la data si colloca al termine della programmazione europea 2014-2020, che prevede un forte impegno di tutti gli Stati membri intorno al tema della creatività, della produzione, dell’innovazione tecnologica ed anche dell’allargamento del pubblico.
Nei prossimi anni, a partire dal 2013 con la Francia e Marsiglia, molti importanti stati europei e rispettive città saranno impegnati su questo palcoscenico. L’Italia, quasi simbolicamente, concluderà questo percorso, alla vigilia peraltro di altre due date significative: il 2020 che segna la fine di un lungo periodo di programmazione europea vocata sia alle trasformazioni fisiche che immateriali, mentre il 2021 vedrà allargarsi ancora il perimetro dell’Europa e nel nostro Paese saranno celebrati i 700 anni della morte di Dante Alighieri, padre della nostra lingua. Al momento, in attesa dell’uscita del bando per la candidatura, sono più di quindici le città che hanno  dimostrato in qualche modo attenzione alla possibilità di diventare Capitale europea della cultura. Sono città distribuite in tutta la penisola, di dimensione, storia, notorietà molto diverse fra di loro.
E’ proprio questa varietà che rende immaginabile un progetto comune, un progetto paese, un progetto per il paese, per l’Italia, un progetto basato sulla cultura, sui beni culturali e sui festival, sull’industria creativa e su un nuovo welfare, sui tesori enogastronomici e
sulla tradizione sportiva.
***
Costruire un percorso di candidatura costituisce per una città e per il suo territorio un grande sforzo. Uno sforzo di coordinamento tra enti, tra esigenze locali e nazionali, tra idee consolidate e ricerca del nuovo. Uno sforzo di coinvolgimento della cittadinanza. Uno sforzo per mettere in fila le priorità e trovare le risorse adeguate per realizzarle nei tempi e nei modi più opportuni. In definitiva le città sono chiamate ad uno sforzo di portata non ordinaria per migliorare se stesse, non solo innovando e incrementando la propria produzione culturale in un dialogo più intenso con la contemporaneità, ma anche trasformandosi sul piano infrastrutturale, urbanistico e  architettonico, magari attraverso forme di progettazione partecipata.
Avere tante città candidate quale Capitale europea della cultura, disseminate in quasi tutte le regioni italiane, può dare quindi la possibilità al Governo e ai ministeri interessati (oltre a quello dei beni culturali, certamente anche quello dell’istruzione, dell’università e della ricerca, quello del turismo e degli affari regionali, quello dello sviluppo economico e delle infrastrutture, ma anche quelli che si occupano di lavoro, coesione sociale e, addirittura salute e ambiente, strettamente collegati tra loro) di avere una piattaforma  programmatica su quale “Italia delle città” vogliamo per il prossimo quarto di secolo. Anche perché le risorse che ciascuna città destinerà al progetto non saranno risorse aggiuntive, ma selezione e riorientamento di quelle esistenti, con l’apporto di eventuali capitali privati che peraltro andrebbero incoraggiati con adeguate politiche di sostegno. Cogliendo questa occasione si possono fare molte sperimentazioni. Sperimentazioni di democrazia, innanzitutto. Alcune, in città che sono più avanti nel percorso di candidatura, si stanno già facendo. Perché l’occasione di candidarsi necessita un confronto attivo e serio nei confronti della cittadinanza, a cui tale opportunità non può essere attribuita “dall’alto”. La Comunità Europea lo pretende, come chiede con chiarezza che si lavori all’allargamento del pubblico. In questo caso, possono aiutare molto le nuove tecnologie, che devono e possono essere parte integrante di questo percorso comune. Ma oltre al lavoro di “software”, resta molto da fare anche sul tema infrastrutture e cultura: è possibile utilizzare il 2019 come anno in cui far convergere e sostanziare promesse di collegamenti aeroportuali, ferroviari e  ciclopedonali in modo da dare una nuova e più efficiente dorsale ai luoghi della cultura italiana? E’ possibile che si realizzi nelle città e nel Paese un sistema di crescita economica e civile che faccia perno su infrastrutture materiali e immateriali in grado di favorire lo  sviluppo della produzione culturale e della valorizzazione delle industrie culturali, dando finalmente una dimensione innovativa anche alla conservazione del patrimonio culturale? Benessere dei cittadini e turismo di qualità sono obiettivi alla nostra portata.
Sono infatti possibili nuovi modi di produrre cultura cogliendo l’orizzonte di progetti europei come Creative Europe o Cultural Heritage, nuovi modi di gestire gli spazi in collaborazione con la cittadinanza, metodi innovativi per diffondere in maniera capillare e mirata l’offerta turistico culturale delle singole città e tramite esse del prodotto culturale Italia.
Questi pochi esempi consentono di sostenere con forza che il 2019 può essere davvero un orizzonte comune di lavoro ricco di  opportunità per tutti.
La comune volontà delle città di proseguire lungo questa strada è una bella occasione per abbandonare vecchi campanilismi,  traguardare l’impegno di ciascuna e di tutte allo sviluppo dell’Italia.
All’impegno politico, economico e civile delle città candidate, nella predisposizione di programmi e progetti all’altezza della competizione nazionale ed europea, deve corrispondere una strategia concertata con le Regioni e il Governo per fare di Italia 2019
non solo una occasione per il Paese ma anche una esperienza esemplare per l’Europa.



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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