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23/10/2012 16.34.01 - Articolo letto 2471 volte

Macaione: presto una consulta pubblica per affermare il diritto di città

Il plastico del "nuovo" Mulino Alvino (foto SassiLand) Il plastico del "nuovo" Mulino Alvino (foto SassiLand)
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L’assessore comunale all’urbanistica chiarisce la sua posizione in merito
Matera L’assessore comunale all’urbanistica, Ina Macaione, chiarisce la sua posizione in merito all’applicazione della legge 106 e alla vicenda del Mulino Alvino con il seguente intervento:
 
Crisi di soggettività
La questione del “Mulino Alvino” e dell’applicazione della 106 del luglio 2011, ci consente una riflessione (da continuare in città) sullo “spazio pubblico”, sulla crisi di soggettività, sui linguaggi e la comunicazione, sull’auto-responsabilità. Ma, soprattutto, apre problemi collegati alle posizioni della Regione Basilicata, che è l’unica regione in Italia che non ha ancora approntato l’adeguamento alla legge su citata con un proprio regolamento urbanistico che consentirebbe di tutelare con efficienza le comunità, che attualmente sono in balia del “silenzio assenso”. Sarebbe utile che la società civile e coloro i quali si sentono impegnati nella tutela e valorizzazione del territorio cercassero di capire, anche se a distanza di un anno, come mai ancora la Regione non ritiene importante e urgente la definizione della propria legge urbanistica che consentirebbe di riportare alla collettività le decisioni sul futuro.
 
Dunque scrivo perché siano chiari i dati e i fatti.
 
  1. come già scritto sopra, né all’assessore all’urbanistica, né alla giunta, né al consiglio comunale è richiesto parere tecnico sui “permessi a costruire” ai sensi della Legge 106/2011.
  2. Ciò che è possibile fare da parte dell’Assessore e della Giunta ed è stato fatto è: a) che tutto sia a norma di legge; b) suggerire, se è possibile, miglioramenti alle proposte; c) cercare di arginare proponendo alla Giunta di approvare la richiesta di identificare i criteri per definire le “aree degradate” interessate dall’applicazione della legge 106/2011da sottoporre all’approvazione del consiglio comunale affinché sia chiaro che la città è di tutti e non solo di alcuni.
  3. Definire azioni e comportamenti che si ritengono necessari affinché non si arrivi a situazioni non governabili, alcune delle quali - anche dal mio punto di vista - spiacevoli se non intollerabili. Ecco alcune proposte:
a)creare lo spazio pubblico - culturale e politico - in cui si possano discutere ordinatamente, con documenti ed esempi alla mano, tutti i progetti in campo, soprattutto quelli sui nodi strategici della città.
b) che in tale spazio pubblico siano invitati ad esprimersi tutti i soggetti che hanno la responsabilità del futuro della città evitando, per esempio, che a decidere su un’area pubblica o privata che sia, ossia su uno spazio che di fatto è di tutta la città, siano coloro che si dichiarano “padroni del presente” e delle loro particolari esigenze, o gli imprenditori che si dichiarano “padroni del lavoro”. LO SPAZIO PUBBLICO è UN’ALTRA COSA. Esiste questo “spazio pubblico”? risposta: NO. Dove, come e quando si potrà costruire? Chi sono coloro che potrebbero essere in grado di rendere condiviso e responsabile questo spazio pubblico? Risposta: sono tutti gli uomini e le donne impegnati nella società e soprattutto nella politica.
c) che cosa può fare un assessore all’urbanistica, vista l’attuale legislazione, la cittadinanza, il mondo della cultura, oltre tutto ciò che attualmente è nel loro effettivo potere?
i) possono cercare d’influire sui processi che trasformano l’incredibile numero di riunioni che si tengono all’interno delle sedi ufficiali (la regione, il consiglio comunale, le commissioni, la giunta, uffici, sedi di associazioni, ecc.) in momenti produttivi in cui sia possibile un’effettiva trasparenza degli atti, rendendoli accessibili negli aspetti tecnici più complessi, utilizzando possibilmente un linguaggio più comprensibile e chiaro. Questa è una premessa per almeno una parte del cosiddetto spazio pubblico.
ii) l’altra azione riguarda i luoghi esterni al palazzo di città, nei quali operano i diversi soggetti portatori d’interessi e di posizione politiche in grado di qualificare lo spazio pubblico della città. L’assessore, ed è ciò che mi accingo a fare, deve stimolare la formazione dei luoghi e delle forme di una “consulta pubblica”, in cui emergano con trasparenza non solo gli interessi (economici di futuro e di presente) ma anche la possibilità di una partecipazione reale, non fittizia e debole per la produzione – oltre allo scontento e alla protesta – di quelle alternative immediatamente praticabili da soggetti che si dichiarino “auto-responsabili” e operativi.
 
Ciò detto è mia intenzione di lavorare affinché possa esistere uno spazio pubblico qualificato in cui sia possibile a tutti coloro che lo desiderano affermare il “diritto di città”.



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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