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19/06/2012 20.38.12 - Articolo letto 6312 volte

Craco, location da film o luogo ideale per riti satanici?

Craco - Città vecchia (foto Wikipedia) Craco - Città vecchia (foto Wikipedia)
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Lo stato di abbandono del sito potrebbe essere un invito per nuovi adepti
di ANTONIO GRASSO
Craco Un paese fantasma. Fra i più suggestivi ed enigmatici del Bel Paese. Sospeso a 390 metri di altitudine, fra lo “sguardo” accattivante dei calanchi. Da quasi mezzo secolo Craco è un luogo spettrale. Abbandonato praticamente a se stesso. Desolato e desolante. Complice l’esodo conseguente alla disastrosa frana del 1963, epilogo di una serie di smottamenti iniziati – a onor di cronaca - sul finire del 1800. Fu allora che i suoi abitanti si trasferirono a valle, nella pianeggiante località di Peschiera. E così, il vecchio abitato si svuotò, assumendo le sembianze di un luogo tetro. Cimiteriale. E proprio in questo contesto, fra case diroccate e vicoli sconnessi, sembra che abbia preso “forma” una sorta di consuetudine del macabro. Per dirla più chiaramente, la celebrazione di messe nere e riti esoterici. Il punto di ritrovo sarebbe una vecchia chiesa bizantina priva di soffitto e con all’interno una statua senza testa e con le mani mozzate. Mistero nel mistero, dunque. Ad “alimentarlo”, fra l’altro, un martellante tam-tam in rete, con numerosi siti internet ad occuparsi del “caso”. Ma tant’è. Già qualche anno addietro era stato lanciato un messaggio a mò di allarme. Alcuni cittadini avrebbero, infatti, segnalato la presenza di persone che con fare sospetto si aggiravano, muniti di candele fra i ruderi nelle ore serali e notturne. Racconti al limite della  suggestione? Forse. Ma i sospetti rimangono tutti. Solo un sistema di ricognizione e monitoraggio potrebbe, eventualmente, chiarirne i contorni. E svelare l’arcano. Nel frattempo, Craco (citato in documenti ufficiali col nome di Graculum, nel 1188 ndr) mantiene – intatto – il suo fascino horror. Tanto da somigliare ad una delle location degne dei miglior film di Dario Argento. Sebbene, location cinematografica, lo sia stata per numerose altre pellicole come “La lupa” di Alberto Lattuada, “Il sole anche di notte” dei fratelli Taviani ed, in ultimo, per “The Passion” di Mel Gibson e “Basilicata coast to coast” del lucano Rocco Papaleo. A rendere ancor più dark tutta la zona è la presenza degli stendardi a lutto (tutt’ora visibili) disposti sulle case, all’ingresso del paese, per ricreare idealmente lo scenario descritto da Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli” in occasione delle riprese dell’omonimo film, girato nel 1979 e diretto da Francesco Rosi. Quasi a voler segnare l’infausto destino del luogo, sottoposto - allo stato attuale – a divieto amministrativo d’ingresso per via del perdurante pericolo di crolli.   


Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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