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28/03/2012 20.17.30 - Articolo letto 3291 volte

Petrolio; De Filippo: “Pronti a chiedere a Governo e Ue specialità Basilicata”

Estrazione del petrolio Estrazione del petrolio
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“Dopo l’art.16 abbiamo fatto altri passi avanti e anche le compagnie devono dare un contributo su sviluppo e occupazione. Ma le priorità restano salute e ambiente”
Basilicata “L’avvio della discussione ormai imminente, sul programma operativo 2014-20 e le risorse dell’art. 16, collocano la Basilicata ad un’altezza programmatica che ci deve indurre a richiedere al Governo nazionale e alla stessa Commissione Europea una sorta di specialità, l’assunzione di un modello regionale unico e distintivo con percorsi attuativi eccezionali”. E’ quanto ha detto il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, nella sua relazione al Consiglio Regionale in Materia di Petrolio. Una relazione che ha avuto al centro le novità e le prospettive, determinate dalla successione di Memorandum e art.16 della legge sulle liberalizzazioni, ma che ha posto anche una forte attenzione ai temi dell’ambiente, alla ricostruzione storica di quanto avvenuto, in materia di estrazioni petrolifere in Basilicata, fino ad oggi, dal 1998, anno di stipula dei vigenti accordi, e ancora prima, già a inizio anni ’80.
“Dobbiamo fare bene e non abbiamo molto tempo” ha esortato De Filippo sottolineando come “L’art. 16 del decreto liberalizzazioni rappresenta la più esplicita e definitiva consacrazione dell’impegno che la Basilicata conduce da almeno 15 anni per il riconoscimento della funzione nazionale che essa esplica in quanto fornitrice di una quota decisiva delle risorse energetiche da idrocarburi su cui può contare il Paese” e dando notizia che “vi sono due attività già in corso che dopo l’approvazione dell’art. 16 pretendono, secondo la tempistica, prevista una accelerazione ed una sessione straordinaria dell’attività di questo consiglio. Il dossier già avviato nella discussione sugli interventi, ed un nuovo, concreto contributo che questi grandi players (ENI, ecc.) devono dare per lo sviluppo della Basilicata”.
Attività, ha spiegato il presidente, che si pongono in linea con il lavoro fatto sul Memorandum che, ha spiegato, “ha individuato già alcune direttrici fondamentali in fatto di tutela e salvaguardia dell’ambiente e del territorio e mantenimento delle qualità ambientali; miglioramento della rete infrastrutturale e della mobilità; creazione di nuova (e qualificata) occupazione attraverso la ricerca, la formazione e la promozione di nuove iniziative in campo ambientale, turistico ed industriale”. De Filippo ha in proposito dato notizia che “Il gruppo tecnico Regione-Stato che si era insediato dopo la sottoscrizione del Memorandum ha prodotto già molte analisi e documenti che ovviamente saranno sostenibili in termini di investimenti dopo il confronto immediato che avremo con il governo per definire il piano finanziario dell’art. 16”.
“Certamente – ha detto De Filippo - rispetteremo l’ordine chiedendo il massimo nella sicurezza ambientale e nella tutela della salute, con le migliori e più avanzate tecnologie. Non possono mancare le risorse per completare il piano degli investimenti infrastrutturali sottoscritto ad agosto 2011 e finanziato per una parte, ricordo 660 milioni di Euro, attrarre investimenti nei settori più avanti dalla green economy alla Homeland security, fino alla costituzione di un Cluster internazionale nell’energia che dalle fonti fossili costruisce un modello democratico e sostenibile come nelle più avanzate strategie descritte da Rifkin. Solo i titoli di un programma che dobbiamo valutare nella sua concretezza dopo aver circoscritto, puntualmente le risorse finanziarie”. E per dare una dimensione della partita che la Basilicata si accinge a giocare, De Filippo ha spiegato che “in Italia la royalty su terra è attualmente del 10%, a questo si aggiunge il prelievo fiscale che prevede una tassazione sui redditi della società IRES, un tributo mai federalizzato ricordo, con aliquota pari al 27,5%, l’imposta IRAP al 3,9% e la Robin tax, che è una addizionale IRES, aumentata nel 2009 e nell’agosto 2011 al 10,5%, e di una ulteriore addizionale IRES introdotta ancora nel 2009 che porta a far calcolare il prelievo complessivo tra il 63,9% e il 68%. A questo occorre aggiunge i dividendi che lo stato incassa per le partecipazioni azionarie ad ENI”. Risorse che ora, almeno in parte, potrebbero essere utilizzate per finanziare programmi di sviluppo in Basilicata.
Ma, come detto, il Presidente della Regione, nella sua relazione ha dato ampio spazio anche a delineare una ricostruzione dello stato dei fatti, a partire dalla situazione ambientale, ai rapporti con le compagnie e ancora all’utilizzo delle risorse del petrolio.
“Il dovere istituzionale principale in questa fase- ha detto De Filippo - è sicuramente quello ambientale e della salute come abbiamo preteso anche nel Memorandum. Va in questa direzione il potenziamento dei sistemi di monitoraggio, la certificazione, la diffusione e la comunicazione dei dati e la partecipazione territoriale alla gestione della qualità ambientale. Con la prescrizioni dell’AIA VIA contenute nella delibera 627 del maggio 2011 abbiamo imposto controlli più alti all’ENI prevedendo il monitoraggio costante dei camini, l’installazione di 4 nuove centraline per la qualità dell’aria, 2 per il rumore, la verifica delle emissioni odorifere ecc. Dati che saranno disponibili nell’Osservatorio Ambientale, ovviamente validati da ARPAB. E’ stato inaugurato il Centro di Monitoraggio Ambientale – ha aggiunto - un vero “cruscotto ambientale” che nella integrazione di reti e di attività, con nuove tecnologie è la vera novità , mentre con le selezioni di tecnici realizzate dai centri di ricerca si presenta operativo l’Osservatorio Ambientale. Nuove collaborazioni con ISSPRA e l’Istituto Superiore di Sanità ci offriranno confronti e valutazioni sempre più avanzati”.
La Basilicata tiene la situazione sotto controllo, e De Filippo ha sfatato anche il mito di un presunto strapotere delle compagnie nel realizzare attività estrattive. “Nel 1998 – ha ricordato De Filippo - la comunità regionale nel suo complesso prese una decisione. Per chi ha memoria storica o per chi ha partecipato, deve ammettere che quel processo fu aperto con una democratica, direi trasparente, discussione pubblica che offrì ai decisori istituzionali tutti gli elementi per indirizzarsi verso quella scelta. Non si trattò certamente dell’unanimità ma sicuramente una chiara, misurabile maggioranza dei soggetti in campo si schierò per una ipotesi favorevole”. Ebbene, ha spiegato il presidente, “sulla base degli accordi del 1998, in Basilicata l’Eni avrebbe dovuto realizzare 54 pozzi” aggiungendo che ad oggi “dei 54 pozzi inizialmente previsti, ben 9 non saranno più realizzati e altri 15 nel frattempo sono stati chiusi o posti in non produzione, con buona pace di chi continuamente, ancora in questi giorni, paventa una regione-gruviera, alla mercé indiscriminata  delle Compagnie petrolifere” e, ha ancora aggiunto” non uno in più è stato autorizzato né al momento prevediamo di autorizzarne, in assenza del consenso delle popolazioni locali e degli sviluppi legati alla attuazione del Memorandum, a suo tempo sottoscritto tra Regione e Governo”.
Infine, de Filippo ha illustrato come, negli anni passati, la Basilicata ha utilizzato le risorse aggiuntive date dal Petrolio ai bilanci pubblici. “Il bilancio del Petrolio, mi consentirete questa definizione – ha detto il Presidente -  copre per due milioni di euro all’anno le borse di studio universitarie, per 20 milioni i programma di forestazione e delle Vie Blu, per 3,5 gli investimenti di SEL, totalmente per 22 milioni il piano delle politiche sociali, le barriere architettoniche, il diritto allo studio per circa 4meuro ed ha contribuito ad aggiungere risorse al sistema sanitario per 20 o 30 milioni all’anno”. E poi il Programma Operativo Val d’Agri che, ha ricordato De Filippo “si sviluppò basandosi su una consistenza finanziaria iniziale di 350 Meuro  in un contesto di partecipazione e concertazione” contemplando “obiettivi ed interventi “speciali” di sviluppo siano coerenti con i contenuti e con i processi “diffusivi” della programmazione 2000-2006” in linea con “gli indirizzi delineati dal documento “100 Idee per lo sviluppo – Schede di programma 2000-2006” del Dipartimento di per le politiche di sviluppo e di coesione dell’allora Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica che videro come maggiori protagonisti Ciampi e Barca”.
De Filippo, così, ha indicato un prima e un dopo del petrolio, una fase legata agli accordi del 1998 che si appresta a cedere il passo al nuovo corso delineato col memorandum. “E’ iniziato in questa aula meno di due anni fa – ha ricordato questo nuovo corso. Aperto ai rischi che ho palesemente presentato, ma tutto sommato fondato su valutazioni che potevano strutturare un nuovo e più strategico piano di confronto. Ci siamo riusciti. Ora incomincia la fase più delicata. Lo sento e lo percepisco rileggendo proprio la storia passata e recente della Basilicata e del Sud. Quella che deve mettere mano alla progettualità, ma specialmente alla realizzazione. A quella urgenza operativa dai più richiamata che vuole confronto linearità e serietà. Con un lavoro profondo che provi a rinsaldare quelle disgregazioni portandoci sul territorio e nelle relazioni con le parti sociali ad essere unitari e responsabili. Mi rendo conto delle difficoltà ma so che dobbiamo e possiamo farcela”.



Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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