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06/12/2011 15.32.08 - Articolo letto 3542 volte

CNA Pensionati chiede modifiche al blocco della scala mobile

Mario Monti Mario Monti
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Necessario correggere incongruenza e iniquità
Basilicata “Siamo consapevoli che l’Italia non esce dall’emergenza in cui si trova senza sacrifici dei suoi cittadini, né vogliamo sottrarci dal fare la nostra parte. Però, quando si distribuiscono i sacrifici, è indispensabile che essi siano conformati ai criteri della sostenibilità per coloro che li debbono fare e dell’equa ripartizione in funzione delle capacità contributive”.  E’ quanto afferma Angelo Buono, Presidente Regionale della CNA Pensionati, in una sua dichiarazione.
“E’ necessario che il Parlamento, a cui è affidata la conversione in legge del decreto Monti, corregga le incongruenze e le iniquità in esso presenti – prosegue Buono -, caratterizzando la Manovra non solo per il rigore, di cui è già sufficientemente permeato, ma anche dall’efficacia nel rilancio dell’economia e dalla presenza diffusa di equità in ogni misura in essa contenuta. Certamente non è nel segno dell’equità il blocco del recupero dell’inflazione, che nel 2011 ha ormai superato abbondantemente il 3 per cento, per pensioni che stanno alla soglia del livello di povertà, tanto più quando le grandi ricchezze non vengono praticamente toccate.”
“Non è sopportabile per un pensionato che ha una pensione di 1.000 euro mensili ed una modesta abitazione in proprietà – conclude Buono - partecipare ai sacrifici sottraendo alla propria disponibilità 650 euro tra maggiore addizionale IRPEF, IMU prima casa e mancata rivalutazione all’inflazione, senza contare l’eventuale aumento dell’IVA, che, peraltro, avrebbe una funzione recessiva sull’economia.”

Imprenditori, colleghi artigiani, Autorità intervengo in qualità di Rappresentante unitario di ANAEPA-CONFARTIGIANATO e di CNA  COSTRUZIONI.
Assieme alle Organizzazioni Sindacali di settore ed  ai lavoratori dell'edilizia, abbiamo inteso manifestare oggi, in questo luogo, il nostro profondo disagio, il nostro sentito malessere, per essere stati lasciati soli di fronte alla crisi.
Alcuni mesi or sono a Roma si sono tenuti gli Stati Generali delle Costruzioni ed allora per la prima volta in Piazza Montecitorio tutti insieme, organizzazioni datoriali e sindacali abbiamo lanciato il grido di allarme per il settore, chiedendo di attivare un confronto con noi, agli esponenti del governo, in primis il Presidente del Consiglio ed ai rappresentanti di tutte le forze politiche e parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. Il nostro fine era quello di ottenere impegni e misure concrete per contrastare questa difficile congiuntura, nella convinzione che il rilancio del comparto delle costruzioni può svolgere un ruolo trainante per fare ripartire l'economia. Ci erano stai assicurati interventi adeguati e azioni specifiche.
Abbiamo atteso fiduciosi che queste promesse si tramutassero in fatti. Ma, a distanza di tutto questo lasso di tempo , mentre nei programmi anticrisi dei maggiori Paesi Europei gli interventi per il settore delle costruzioni sono centrali, dobbiamo registrare che in Italia né il Governo, né il Parlamento hanno fornito risposte positive.
In questa delicata fase del ciclo economico, in edilizia girano pochi soldi. Per cui è essenziale immettere liquidità nel sistema. Assistiamo, invece, da troppo tempo, ad un'attività opposta da parte della pubblica amministrazione che, attraverso il sistematico ritardo nei pagamenti per i lavori eseguiti, pone le nostre aziende di fronte ad una crisi finanziaria tale da minacciarne la sopravvivenza. Questo comportamento è inaccettabile. E si è ancor di più aggravato per effetto del Patto di stabilità interno che a livello regionale sarà ancora più stringente nell’anno 2012, così come abbiamo appreso l’altro giorno dalla viva voce del Presidente della Regione De Filippo (si parla di una riduzione della capacità di spesa regionale di oltre 40 milioni di euro). Le regole in vigore, infatti, costringono gli Enti Locali ad allungare i tempi di pagamento.
 E' necessario, ns. avviso, che il Governo Monti promuova, in tempi rapidi, un'azione nelle sedi comunitarie per giungere ad una modifica strutturale, considerando le spese per investimenti fuori dei parametri di Maastricht ovvero, in via temporanea,  ad un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità.


Sempre sul fronte dei ritardati pagamenti, l'Unione europea ha emanato una nuova Direttiva, che introduce severe sanzioni per i soggetti inadempienti. Ora i Paesi membri dovranno recepirla, nei rispettivi ordinamenti, entro 24 mesi. Vigileremo affinché questo possa avvenire anche in Italia nel più breve tempo possibile. Quest'anno si è registrata una consistente riduzione del mercato delle opere pubbliche. Ma non è più rinviabile l'avvio dei programmi di opere medio piccole e delle opere di risanamento ambientale, in particolare della messa in sicurezza del territorio. Tali opere possono dare un contributo importante al settore delle costruzioni e migliorare la qualità della vita dei cittadini, risolvendo i problemi delle comunità locali.
Come pure avviare discorsi e progetti relativi alla rigenerazione urbana e alla sostituzione edilizia. In questo contesto il nostro sforzo deve essere sempre più orientato alla realizzazione di edifici, case, quartieri che coniughino le esigenze abitative alla qualità architettonica, all’estetica, alla sostenibilità. Ragionare in termini di sostenibilità significa considerare la città ed il territorio come un ecosistema complesso caratterizzato da processi in permanente evoluzione che riguardano aspetti, come le risorse ambientali, l’energia, la produzione di rifiuti, la mobilità, continuamente interagenti con fattori culturali sociali ed economici”.  
Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, improntati alla riqualificazione degli edifici e delle aree urbane, alla messa in sicurezza ed al contenimento dei consumi energetici, assumono un ruolo sempre più centrale. La rigenerazione del patrimonio abitativo regionale attraverso l’utilizzo di appropriate tecnologie e competenze costruttive, quali la realizzazione di interventi relativi alla coibentazione, può assicurare migliori condizioni ambientali e di qualità della vita delle famiglie e dei cittadini italiani, oltre che a costituire una spinta vigorosa per la ripresa del comparto edilizio.
Anche alla luce di queste considerazioni riteniamo estremamente validi gli incentivi sulle ristrutturazioni (36%) e sull’efficienza energetica (55%), chiedendo un preciso impegno in tal senso da parte del Governo e del Parlamento, poiché tali misure vanno nella direzione di promuovere un’edilizia sostenibile. Tali sistemi incentivanti infatti debbano essere mantenuti e incoraggiati.
A nostro avviso, una quota significativa dei fondi CIPE deve essere destinata agli interventi diffusi sul territorio, che possono avere un effetto più immediato contro la crisi, fungendo da volano per rimettere in moto lo sviluppo delle costruzioni e del suo indotto. Esiste una questione di previsioni normative che portano, di fatto, a rendere difficile la gestione amministrativa delle imprese. E mi riferisco anche alla recente legge sulla tracciabilità finanziaria che al momento rappresenta un grave appesantimento burocratico per le piccole e micro imprese,  senza contribuire efficacemente, come vorremmo tutti,alla lotta alla criminalità organizzata che subdolamente si inserisce nel mercato regolare.

Gli ammortizzatori sociali costituiscono uno strumento importante per fronteggiare la crisi senza ricorrere ai licenziamenti. Per questo chiediamo che la Cassa integrazione guadagni ordinaria in edilizia, che consente la sospensione totale dell'attività lavorativa fino a 12 mesi, così come recentemente riconosciuta dal Ministero del Lavoro per le imprese industriali, venga estesa anche  alle imprese artigiane. Oggi, a fronte di versamenti contributivi identici, le imprese artigiane dell'edilizia vengono ingiustamente discriminate. Tale equiparazione si rende pertanto assolutamente necessaria ed urgente.
Siamo in attesa del varo di una legge da parte del Parlamento, che disciplini l'accesso all'attività di imprenditore edile. Riteniamo, infatti, indispensabile qualificare il settore, inquinato da tanti mestieranti improvvisati che praticano una concorrenza sleale alle imprese regolari. Con questa  legge si potranno assicurare migliori standard di sicurezza  e  tutelare i committenti sulla realizzazione di lavori eseguiti a regola d'arte.
Per ulteriormente sintetizzare le ns. proposte diciamo al Governo Nazionale e a quello regionale :
1)      NO alle gare con il sistema del massimo ribasso che pregiudica la competitività ed oggi la stessa sopravvivenza delle imprese più sane;
2)      SI alle gare che prevedano l’offerta economicamente più vantaggiosa che consente alle imprese locali dalle piccole alle micro di organizzarsi per lavorare insieme;
3)      SI ad operazioni di frazionamento dei maxi lotti rispetto ai quali nessuna possibilità è data alle imprese locali se non quella di essere l’ultimo anello della catena, ed in quanto ultimi le più deboli
4)      SI ad interventi decisi di riqualificazione del territorio, in primis  dei centri storici dei nostri paesi, dove le imprese artigiane dell’edilizia sia le micro che le piccole possono esprimere il meglio in quanto a qualità e rapidità negli interventi (e lo abbiamo già dimostrato);
5)      SI ad piano per l’edilizia che, attraverso l’uso di leggi regionali, favorisca l’acquisto delle abitazioni, gli interventi di adeguamento tecnologico ed energetico e quelli finalizzati alla sicurezza del patrimonio immobiliare.
6)      SI ad un processo di sostituzione edilizia per la demolizione di edifici obsoleti e di scarsa qualità e la loro ricostruzione secondo criteri di sicurezza e risparmio energetico, attraverso premi volumetrici e detrazioni fiscali.
7)      SI ad un sistema di qualificazione e selezione degli operatori del settore attraverso la definizione di requisiti di accesso alla professione e una modifica delle regole di accesso al mercato pubblico, sulla base di meccanismi reputazionali legati alla storia dell’impresa e alla sua struttura, garantendo una puntuale selezione degli operatori e l’esclusione di chi non rispetta le regole.
8)       SI ad una tracciabilità dei flussi finanziari, onde contribuire alla lotta delle istituzioni contro la criminalità organizzata.
9)      SI ad una formazione mirata per le imprese e le maestranze del settore per fornire loro un continuo e costante aggiornamento teso alla salvaguardia di saperi, conoscenze ed esperienze non facilmente replicabili una volta andate perdute, che rappresentano i capisaldi di una ripartenza attenta alle necessità dei territori e delle genti che li abitano;
10)  SI ad interventi decisi per il contenimento dei consumi energetici degli edifici atteso che le ultime stime del CREMSE parlano di una somma complessiva per il sistema Basilicata per adeguarsi agli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2012/2021 di 600 milioni di euro con una ripartizione per interventi pari al 34% da sostituzione infissi, l’11% dalle superficie verticali, il 28% dai tetti, il 12,5% per il miglioramento energetico dei solai e dei sottotetti, il 13,5 % per la sostituzione delle caldaie; tutto questo è il pane quotidiano delle mostre piccole e micro imprese artigianali lucane.
11)  SI ad un potenziamento delle strutture preposte all’attività di controllo soprattutto in materia di verifica delle caratteristiche statiche degli edifici, di sicurezza e regolarità del lavoro.
12)  SI una modifica della normativa in materia di ammortizzatori sociali per l'edilizia, che comporti, in particolare, un aumento della durata della cassa integrazione guadagni ordinaria e della disoccupazione speciale edile attraverso l'utilizzo dell’avanzo di gestione dei fondi Inps, per non disperdere, in questa fase di crisi del settore, un patrimonio di professionalità indispensabile per costruire in qualità e sicurezza.
13)  NO alla Patente a punti in edilizia così come concepita estremamente penalizzante nei confronti delle MPI artigiane dell’edilizia
14)  SI al rafforzamento dell’uso del documento unico di regolarità contributiva (DURC) come strumento di lotta all’abusivismo ed al lavoro nero dilaganti nel settore.
Abbiamo piena consapevolezza della complessità della fase che stiamo attraversando.
Siamo convinti che sia necessario uno sforzo collettivo che deve coinvolgere tutti: imprenditori, lavoratori, istituzioni, per essere pronti a ripartire cercando di fare leva innanzitutto si quello che noi possiamo e dobbiamo fare a livello regionale. Stamane siamo qui con l'orgoglio e il desiderio di affermare di voler continuare il nostro lavoro di imprenditori. Siamo pronti a fare sacrifici, aspettando la fine di questa grande crisi, per salvaguardare le nostre aziende, i nostri dipendenti, le nostre famiglie,  per concorrere allo sviluppo dei nostri territori.


Con grande rispetto, ma con altrettanta fermezza, chiediamo alle Istituzioni, al Governo ed al Parlamento, alle forze politiche tutte, di scendere dal piedistallo sul quale sono da troppo tempo e di sintonizzarsi in fretta  sulle reali necessità del nostro Paese e di voler adottare quelle misure utili  a rilanciare  il comparto delle costruzioni e contribuire così alla crescita dell'economia italiana.
QUI OGGI CI GIOCHIAMO PARTE DEL NOSTRO FUTURO, SOSTENIAMO LE IMPRESE E RILANCIAMO IL LAVORO INSIEME CON FORZA OGGI E PER IL FUTURO.




Sassiland News - Editore e Direttore responsabile: Gianni Cellura
Testata registrata presso il Tribunale di Matera n.6 del 30/09/2008




 
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