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Cento e più presepi di artisti contemporanei e di artigiani di tutto il mondo

Attivo da sabato 12 dicembre 2009 a martedì 2 febbraio 2010
Cento e più presepi di artisti contemporanei e di artigiani di tutto il mondo Cento e più presepi di artisti contemporanei e di artigiani di tutto il mondo
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Evento MUSMA - Natale 2009
Matera

Sabato 12 dicembre 2009, dalle ore 17.30, il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea (Via San Giacomo, Sasso Caveoso) sarà invaso dai presepi. Nel primo ipogeo Ettore Consolazione alzerà il suo “presepe giocoso”, nel secondo cortile Anna Addamiano allestirà il suo presepe-teatro della Notte Santa, nella Biblioteca Scheiwiller Salvatore Cuschera darà fiato a 30 cucù-scultura che lanceranno i loro fischi verso la Gravina materana, in tutti gli angoli degli ipogei che caratterizzano il Museo compariranno cento e più presepi di artisti (Cerone, Lorenzetti, Teodosi, Conte, Napoleone, Masini, Strazza, …) e di artigiani che nei più disparati angoli del mondo (dalla Francia all’Angola, dalla Polonia al Perù, da Matera al Cile, ecc.) hanno guardato all’arte per trarne ispirazione e dare carattere alle forme dei personaggi che si incamminano verso la grotta.

I presepi rimarranno esposti al MUSMA fino al giorno della Candelora (2 febbraio); in questo periodo saranno organizzate diverse iniziative rivolte soprattutto ad un pubblico di bambini e ragazzi delle scuole di Matera e provincia.

Ettore Consolazione è partito da un gruppo di segni del 1988, che avevano dato origine alla scultura Migratori dalle esili gambe, per trovare l’alfabeto necessario a comporre, in materie concrete quali il legno, il cemento e il ferro, il suo presepe giocoso, quasi dovesse tornare alla genesi delle cose stesse e tessere, rapidamente, esperienze differenti attraversate nel nome di una nascita.

La riscrittura di figure e di emblemi che percorrono l’intera storia dell’arte, il movimento leggero preparato con triangoli, coni, piramidi, sfere, obelischi, birilli e sogni disposti a scandire il ritmo di un mistero senza tempo, apre a un serie illimitata di sequenze nelle quali le figure centrali della Madonna, di San Giuseppe e del Bambino Gesù fissano una serie di rapporti che i testi biblici riportano all’antico, a luoghi mitici, e i colori accentuati dalla luce a una favola moderna il cui paesaggio è quello dell’anima, di una gremita trama di pensieri pronti ad occupare uno spazio frantumato, asimmetrico, eccentrico.

Evidente, in questo spazio, libero nonostante la scelta del cerchio che contiene gli elementi di un’architettura ineffabile, l’autonomia dei personaggi reinventati  su una espressione, un gesto, un sussulto, un soffio. Una dinamica intima, e non il filo di ferro che li sostiene senza bloccarli in una posizione stabile, sceglie il senso da attribuire alle pecore e al pastore che le segue, ai re maghi volti verso la stella cometa, al bue e all’asino la cui messa a punto risulta impeccabile come tutte le sagome geometriche a lungo contemplate nella loro costruita verità plastica. Tanto da far affiorare immagini simili a ex voto ondulanti e frammenti di oggetti che esaltano la vocazione manuale e il ricorso alla memoria che ha accompagnato buona parte dell’arte dopo il superamento dell’informale. Solo che la memoria di Consolazione non è più la memoria dell’espressione popolare sacra e neppure uno sterile esercizio su un tema apparentemente casuale, al punto da scomodare la Metafisica e il Surrealismo per quella propensione all’incanto delle essenziali misure formali, alla sospensione fatta tensione improvvisa in quel labirintico disporsi di iconiche figure presepiali nel congegno leggero dei coloratissimi segni plastici, simili ad amuleti.

Evidente, in tal senso, la costante giocosa non disgiunta dalla stabilità delle strutture a cui Consolazione affida le proprie fantasie sostenute da volumi fluttuanti che danno vita a composizioni in apparente disarmonia. Tutto nasce dalla morfologia dei suoi “scarti” progettuali, divisi tra civiltà contemporanea e primordio, pittura e scultura fuse in un unico corpo che accoglie un arcobaleno variopinto di suggestioni perfettamente compenetrate con il tema della nascita del Bambino e dell’umanità in cammino.

Chi segue la cometa inizia il viaggio, gradino dopo gradino, verso l’alto. L’opera dell’artista è proprio questo: qualcosa che cammina sempre e senza posa verso la porta dell’enigma.

Ettore Consolazione è nato a Roma nel 1941. Ha frequentato la Facoltà di Architettura e l’Accademia di Belle Arti di Roma. È approdato alla scultura attraverso le esperienze di grafica, fotografia e scenografia. Tra le numerose mostre alle quali ha partecipato sono da segnalare la XXXVII Biennale di Venezia, la X e XI Quadriennale di Roma, la XII Biennale di Gubbio, tutte le rassegne curate da Filiberto Menna e “60-80. Linee della Ricerca Artistica in Italia” curata da Nello Ponente. Nel 2000 la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha acquisito i 9 bronzi esposti in “Arte Contemporanea. Lavori in Corso 9”. Tra le sue ultime personali, da segnalare l’antologica di Montecarlo. Nel 2008 ha realizzato, nella nuova sede della Unipol Bank in piazza Esquilino, una scultura di grandi dimensioni.

Il suo presepe è accompagnato da un volumetto, pubblicato dalle Edizioni della Cometa, con un testo di Giuseppe Appella e una sua preghiera composta per l’occasione.

Salvatore Cuschera ha eseguito i trenta cucù-scultura a Faenza, riproponendosi di fare altrettanto a Matera nella bottega di Peppino Mitarotonda. Si è portato dietro la sua provenienza siciliana, i suoi viaggi in Africa, le sollecitazioni di Giuseppe Appella a rivisitare il cucù materano senza dimenticare il suo linguaggio plastico abituato a forgiare e a torcere imponenti masse di ferro grezzo e renderle parlanti. In questo caso, fischianti, visto l’impegno con il quale ha modellato l’argilla e le capacità espressive, da moderno sciamano, tirate fuori sollecitando un cromatismo inedito, tipicamente mediterraneo.

Cuschera è nato a Scarlino (GR) nel 1958 e vive a Milano. Ha studiato all’Accademia di Brera. Tra le sue personali (la prima è del 1996 alla Galleria Vismara di Milano), quelle da Lorenzelli (1999), nella Fondazione Pomodoro (2004), allo Spazio Mazzotta (2006), all’Istituto d’Arte di Faenza (2009). Dal 1990 a oggi ha esposto in importanti collettive: XXXIII e XXXIX Premio Suzzara (1993-1999), Cinque per Cinque alla Permanente (2000), BNL. Una banca per l’arte al Chiostro del Bramante (2000),  XLVI Premio Termoli (2001), Nella materia. Dal Futurismo a Kiefer (2003), La scultura italiana del XX secolo. Fondazione Pomodoro (2005).

 

Anna Addamiano ha costruito, ad altezza d’uomo, 21 personaggi di un personalissimo presepe “da recitare”: tutti, sistemati dietro ai personaggi prescelti (la Madonna, il Bambinello, Giuseppe, i quattro pastori, i tre osti, i tre re maghi, le tre pecore, la popolana, il soldato, il cavaliere a cavallo, l’angelo, la stella cometa), ne assumono le connotazioni e inventano i dialoghi.

Anna Addamiano è nata e vive a Roma. Ha tenuto mostre personali in Italia e all’estero. Molte le collettive importanti alle quali ha partecipato. Tra i critici che l’hanno seguita figura uno storico dell’arte come Carlo Belli.
 





 
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